Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

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Percorsi per sale

Il percorso espositivo si snoda lungo i quattro piani dell’edificio raccontando ambiente per ambiente le vicende storiche della Repubblica Romana e della tradizione garibaldina ed è suddiviso in singole sezioni in cui accanto a materiali storico-artistici tradizionali trovano posto approfondimenti multimediali e didattici che, introducendo agli argomenti della sala, danno continuità al racconto.
Con l’ausilio di carte geografiche e immagini interattive, proiezioni, video e plastici, che accompagnano dipinti, incisioni e cimeli storici, è possibile rievocare i luoghi, le date e i principali protagonisti dei fatti di quegli anni, dai moti del ’48 alla fase liberale di Pio IX, alla fuga del pontefice a Gaeta sino alla proclamazione della Repubblica Romana e alla promulgazione della Costituzione, per giungere infine al suo tragico epilogo con l’assedio francese che portò alla conclusione dell’esperienza.

Eroi a vent’anni. I giovani difensori della Repubblica

Nel momento in cui fu costituita la Repubblica, confluirono a Roma, da tutta l’Italia, patrioti decisi a combattere non solo per la difesa della città, ma per il conseguimento dell’agognata unità nazionale. Oltre a figure già ampiamente note nel panorama italiano, ma anche internazionale, come Mazzini e Garibaldi, troviamo liguri quali Goffredo Mameli; emiliani quali Pietro Pietramellara; lombardi quali Giacomo Medici, Luciano Manara, Enrico Cernuschi, Emilio Morosini, Enrico Dandolo, veneti come Giacomo Venezian; toscani come Pietro Cironi, Nicola Fabrizi e Filippo De Boni; napoletani come Carlo Pisacane, calabresi come Giovanni Nicotera, solo per ricordarne qualcuno.
 Con grande coraggio si batté anche il Battaglione universitario romano, che ebbe più volte gli elogi dello stesso Garibaldi. Molti di questi giovani persero la vita nei difficili giorni della difesa della Repubblica. Emblematica rimane la figura di Goffredo Mameli, tenente della Legione garibaldina che, mentre guidava il 3 giugno un attacco verso Villa Pamphili, venne colpito alla gamba sinistra, forse da una pallottola amica. Morì il 6 luglio, poco dopo aver scritto alla madre: “Sono in perfetta convalescenza, comincio a mangiare e il medico mi ha detto che tra due settimane sarò guarito”.

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