Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

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Home > Percorsi per sale > Pio IX. La politica riformatrice di Pio IX

Percorsi per sale

Il percorso espositivo si snoda lungo i quattro piani dell’edificio raccontando ambiente per ambiente le vicende storiche della Repubblica Romana e della tradizione garibaldina ed è suddiviso in singole sezioni in cui accanto a materiali storico-artistici tradizionali trovano posto approfondimenti multimediali e didattici che, introducendo agli argomenti della sala, danno continuità al racconto.
Con l’ausilio di carte geografiche e immagini interattive, proiezioni, video e plastici, che accompagnano dipinti, incisioni e cimeli storici, è possibile rievocare i luoghi, le date e i principali protagonisti dei fatti di quegli anni, dai moti del ’48 alla fase liberale di Pio IX, alla fuga del pontefice a Gaeta sino alla proclamazione della Repubblica Romana e alla promulgazione della Costituzione, per giungere infine al suo tragico epilogo con l’assedio francese che portò alla conclusione dell’esperienza.

Pio IX. La politica riformatrice di Pio IX

L’elezione di Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, al soglio pontificio, avvenuta il 16 giugno 1846, dette una spinta decisiva al movimento riformatore non solo nello Stato della Chiesa. Il nuovo papa (nato a Senigallia nel 1792) fu accolto con soddisfazione dagli ambienti liberal-moderati in quanto aveva manifestato qualche simpatia per il progetto neo-guelfo di Vincenzo Gioberti, soddisfazione che si tramutò in autentico entusiasmo quando il nuovo pontefice concesse, nel luglio, un’amnistia generale. Non solo, ma nel corso del 1847, Pio IX proseguì nella sua politica riformatrice con l’introduzione della libertà di stampa, l’istituzione di una Consulta laica, la formazione della Guardia civica e la creazione del Consiglio dei ministri. Quando poi pronunciò la famosa allocuzione del 10 febbraio 1848 (“Benedicete gran Dio l’Italia”), il grido “Viva Pio IX” divenne la parola d’ordine del movimento moderato nazionale. Ma proprio in quel momento iniziò il suo disimpegno, annunciato in un’allocuzione pronunciata davanti ai cardinali il 29 aprile, nella quale, richiamando la funzione sopranazionale del papato, oppose un netto rifiuto alla partecipazione delle truppe pontificie alla prima guerra d’indipendenza. Questa presa di posizione provocò il crollo del mito neo-guelfo e tolse al clero cattolico la funzione di collegamento tra i ceti popolari e la causa italiana.

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